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La luce dietro gli oggetti

di Nathalie Delay

La luce dietro gli oggetti

Il mio lavoro non è intellettuale, è il riflesso della mia emozione di fronte alla perfezione della natura. La bellezza lascia muti, non attiva il bisogno di formulare. Davanti a un tramonto o un fiore non c’è nulla da pensare. Tento di avvicinarmi a questa evidenza con ognuno dei miei disegni.
« La rosa è senza perché. » Silesio
Conosciamo intimamente il sentimento di armonia e pefezione, una condizione che abbiamo già degustato e di cui proviamo nostalgia. Un disegno è riuscito quando c’è anche solo una traccia di quel sentimento di perfezione e armonia, davanti a cui qualcosa in noi si pacifica. Ho il desiderio un po’ folle che i miei disegni rendano la gente felice, la facciamo sentire in pace. Ecco perché non disegno a partire da idee e concetti, ma a partire dal sensibile e dal sentimento di armonia. Credo che sia importante esprimere la bellezza con ogni mezzo, provocare un fremito di bellezza che manda in corto circuito il bisogno di ricorrere alle parole per commentare.
Una bellezza semplice, senza schiamazzi. La bellezza libera dal bisogno di provare o affermare qualcosa rinvia alla contemplazione, a un’emozione che da adulti spesso perdiamo, la meraviglia semplice e innocente che si prova davanti allo spettacolo della natura vivente.
Voglio parlare di questa bellezza semplice, evidente e diretta. Cerco di avvicinarla con ogni disegno, senza mai pretendere di riuscire a raggiungerla.
La bellezza è importante, direi primordiale in questo mondo che dimentica la sua origine, la sua sorgente prima. Un contrappeso vitale alla superficialità circostante. Una superficialità che ci allontana dal vero e genera sofferenza e violenza, per mancanza di rispetto e di ascolto nel senso più ampio e globale del termine.
Gli artisti devono parlare della bellezza, è il loro ruolo. Solo l’artista si può permettere di fare senza un motivo, solo per la bellezza del gesto, dell’istante.
Non serve a niente, in fondo, un disegno- ed è proprio questo che è toccante, quest’assoluta non necessità, il tempo passato al servizio della bellezza come un’offerta minuscola alla grande bellezza del reale, alla sua ricchezza illimitata e senza uguali. L’atto di creazione è celebrazione dell’istante, del vivente e di tutto ciò che oltrepassa il bisogno di possedere e di regnare.
Il titolo della serie La luce dietro gli oggetti è un invito a interrogarsi sulla natura della luce che dà forma agli oggetti. Senza luce l’oggetto non esiste. Senza il supporto dell’oggetto non posso percepire la luce. Non posso guardarla in modo diretto o mi acceca, mi brucia. La luce originaria è una e si rivela nel multiplo. Eppure è importante ritrovare uno sguardo che non sia limitato alla molteplicità. Uno sguardo meno avido di oggetti, che resti aperto e disponibile e che osi lasciare la forma e ciò che la sottende rivelarsi secondo i propri ritmi. Uno sguardo che si sposti dalla visione superficiale verso una visione più profonda, più interna. Lì dove i dettagli ultimi, più nascosti e misteriosi, si svelano senza rumore nè parole.
Alla fin fine, la maggioranza degli artisti, pittori o disegnatori, non cerca altro che mostrare la luce, darle vita sotto una forma o l’altra.  Il soggetto stesso del quadro o del disegno diventa talvolta così evanescente da sparire in favore della luce pura. Inseguendoli, tento la stessa folle avventura, dare da vedere, sentire la luce, origine di ogni apparizione, fonte di ogni forma. Una scommessa folle irrealizzabile, questo si sa in anticipo, ma il richiamo è qui, irresistibile- e sai che si può dedicare la vita a questa ricerca della stella inaccessibile, a questa follia di voler mostrare l’indicibile.
L’unico soggetto di questa serie è quindi la luce, la sua circolazione, apparizione e frammentazione. Attraverso la trama, più o meno densa, di materia, formata dalla moltitudine dei tratti, mostrare la luce. Farla trasparire, indovinare fra le maglie. Interstizio di questa trama.
Il minimo dettaglio diventa percettibile e sensibile in questo minimalismo estetico. Ma un semplice colpo d’occhio non basta. Bisogna stare per un certo tempo davanti al disegno e accettare il fatto di essere davanti a quasi niente, all’impercettibile. Una specie di contropiede a quest’istantaneità moderna dove tutto si consuma invece di apprendere a contemplare.
Ogni voluta, ogni sinuosità del tratto diventa un segno per lo sguardo.
Tradurre il soffio impercettibile che anima l’universo.
L’uso del cerchio come unico soggetto del disegno porta semplicità, depurazione.
La sua forza simbolica permette una rappresentazione minima e mi mette davanti alla sfida costante di dire l’essenziale, senza fioriture nè deviazioni possibili.

Note di studio di Nathalie Delay, Ottobre 2015