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Lucidare la Luna

di Nathalie Delay

Lucidare la Luna

La figura del cerchio è la più metafisica che esista, senza inizio nè fine, infinita. Non si dirige in una direzione specifica ma contemporaneamente in tutte le direzioni.
Il centro è ovunque, la circonferenza in nessuna luogo. La sfera è al tempo stesso esplosiva e implosiva. Ci tuffa nel suo centro in un abisso senza fondo o ci propelle nello spazio multidimensionale senza limite.
La purezza radicale di questa forma atemporale mi mette davanti a me stessa, nella sostanza dell’istante, senza passato nè futuro.
Il mio non è un lavoro intellettuale. Non è il risultato di alcuna teoria o concetto. L’emozione per la creatività del vivente e la meraviglia per la bellezza semplice e vera della natura sono i fermenti della mia ricerca artistica. Ogni disegno vuole essere un’esperienza sensibile, diretta, senza l’intervento del pensiero analitico razionale. Il partito preso del disegno stesso va in quel senso,  così come la scelta di materiali fragili, delicati, per tradurre il fremito del vivente, il suo aspetto fragile, effimero, in perenne trasformazione.
Nella natura non esiste l’uniformità ripetitiva. Non esiste un fiocco di neve identico a un altro, non è mai esistito fin dalla comparsa della prima neve, nè esisterà mai.
Il soggetto di ogni disegno è questa creatività incessante, talvolta impalpabile ma non meno reale della materia. L’inaspettato, la sorpresa si presentano sempre all’appuntamento. Le infinite variazioni del tratto testimoniano il ritmo e l’intensità del gesto a seconda della qualità del materiale e dell’emozione del momento.
Questo lavoro è anche un omaggio a questa natura che crea e agisce con pazienza infinita per la bellezza semplice, senza aspettativa di riconoscimento, desiderio di conservazione o bisogno di ricompensa.
Il cerchio si riempie progressivamente sotto la successione di trattini lineari o circolari. Formano una trama sonora, un brusio impercettibile, un dolce fruscio di foglie frementi sotto la brezza, un sussurro. La trama, come uno spartito moderno, ritrascrive le sonorità sottili del silenzio vivo in maniera grafica tangibile.
Lo sfondo bianco della carta traspare in ogni interstizio di questa trama più o meno lasca, aperta ; è un modo di mostrarla, di renderlo esistente.
Per illustrare quest’aspetto della mia ricerca, un aneddoto.
Alla retrospettiva Soulages al Beaubourg, ho avuto uno choc emotivo guardando una piccola tela quasi tutta nera, con un’apertura verso il bianco della tela a un terzo dell’altezza. Quell’apertura verso il bianco puro mi ha creato un’emozione intensa. In quel momento ho preso coscienza del fatto che l’insieme del mio lavoro gira intorno a quest’emozione, che cerco di ottenere in ogni disegno. L’emozione del contrasto fra il pieno del tratto nero e il vuoto del foglio bianco immacolato. Come questo gioco di contrasto e di equilibrio può rendere palpabile il vuoto del supporto e lo può rendere protagonista del disegno tanto quanto il tratto, il pieno.
I miei disegni sono nel contempo vuoti e pieni e questa è l’impressione che vogliono lasciare allo spettatore. La pienezza del vuoto.
« Se vuoi essere pieno, lasciati essere vuoto ». Tao Te King
L’emozione veniva dal fatto che l’apertura era come un buco che mi attirava potentemente, una porta verso la luce pura. E’ d’altronde questo soggetto che si impone sempre più come la quintessenza della mia ricerca pittorica (vedere specialmente le serie La pienezza del vuoto e La luce dietro gli oggetti.)
Paesaggi lunari, come apparizioni, dell’ordine di una visione interiore che si rivelerà in questo gioco di luci e ombre : paesaggi onirici di luce e ombra. La sensazione di trovarmi dentro la materia stessa dell’universo, il suo mistero.
Lucidare la luna, missione folle e smisurata, per farla risplendere di luce, per renderla pura e traslucida come la luce che riflette. Lucidare fino alla scomparsa della forma, ma allora come mostrare la luce?
Certi disegni esplorano la dissoluzione, la sparizione della forma, masticata, risucchiata dal vuoto. Per lasciare sempre più posto allo sfondo bianco, simbolo della luce. Accettando la sfida di non rendere quel vuoto vuoto, ma cercando di tenerlo vivo, una presenza intangibile ma peraltro pienamente qui.
Questa serie e le seguenti sono anche un invito a mettere in questione il nostro modo moderno e occidentale di guardare e consumare gli oggetti, la bellezza, l’arte.
Come dice Kenneth Noland «Amo l’arte, amo la vita dell’arte e desidero solo che la vera vita dell’arte possa influenzare i cambiamenti sociali in modo positivo e che l’invasione del commerciale nell’arte e l’invasione dell’intrattenimento in tutte le aree della nostra vita non avessero portato alcune delle peggiori caratteristiche della nostra cultura nell’ambito dell’arte.»

Note di studio di Nathalie Delay, ottobre 2014