iten

Massimiliano Palmieri

Biografia

Massimiliano Palmieri

Mi chiamo Massimiliano Palmieri e sono nato nel 1974 a Roma.

Mi considero una persona eclettica e così non poteva che essere anche la mia professione e la mia passione per la psicologia clinica, per molti forse un po’ fuori dagli schemi.

Nel mio leggere il mondo e nella mia professione convergono infatti un diverso modo d’intendere la realtà ordinaria (quindi anche il disagio e la sua e cura) e allo stesso tempo la consapevolezza della possibilità che l’incontro con l’altro sia veicolo di una possibile ulteriore diversa visione del mondo.

Prima di tutto però mi considero cittadino di questa Terra e sempre in debito verso di essa.

La mia formazione prettamente psicologica accademica è di tipo psicocorporeo e segue il modello “bioesistenzialista integrato”, di Psicofisiologia Clinica del Prof. Vezio Ruggeri della Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma.
Questo modello teorico-pratico prevede un’integrazione delle dinamiche e tematiche mente-corpo per mezzo di metodiche verbali e non, per un lavoro rapido e mirato alla risoluzione della/e problematiche del paziente, attraverso la lettura del corpo del paziente stesso e la messa in atto di interventi di tipo riabilitativo psico-corporeo, sia di tipo posturale, che emotivo.

Parallelamente e personalmente ho portato avanti studi sulla psicologia transpersonale; disciplina psicologica che permette un ulteriore ampliamento delle componenti bio-psico-sociali dell’individuo attraverso la presa in considerazione di un altro possibile livello di sviluppo della persona che va al di là dell’esperienza individuale, venendo ad includere il vasto ambito degli stati modificati di coscienza (SMC) utilizzati in senso e a scopo terapeutico, attraverso spesso la commistione di pratiche curative tradizionali non attinenti alle pratiche di cura occidentali, ma integrando saperi provenienti da altre tradizioni di cura.

Dopo la laurea e il tirocinio formativo presi l’abilitazione alla professione di Psicologo, con la crescente consapevolezza di dedicarmi alla cura della persona in senso ampio.

Fu proprio questo che mi spinse, fin dall’inizio degli studi universitari ad interessarmi dei sistemi di cura tradizionali, affrontando letture ed esperienze pratiche.

Decisi allora d’intraprendere una formazione post-universitaria in ambito etnopsichiatrico ed etnopsicologico che ampliasse i i saperi che acquisì durante il corso di studi accademici in Psicologia.

Lo studio dei saperi e delle pratiche attinenti a diverse discipline come l’antropologia e l’etnologia, oltre che attente allo studio delle popolazioni migranti e al disagio conseguente all’immigrazione, si andava sempre più facendosi una passione che ben poteva coniugarsi con la psicologia e in più con la psicofisiologia.

Proseguì nel comprendere che è il corpo in gioco sempre nella cura, sia di tipo tradizionale che nostrana, medica e psicologica e l’incontro-scontro con esso la ragione del dolore o dell’essere presenti/assenti a se stessi.

Iniziò in questo periodo la partecipazione a diversi rituali curativi attinenti alle tradizioni amerindiane e asiatiche che mi permisero di coniugare i mie interessi teorici con la pratica in vivo.

Insieme quindi alla crescente passione per i viaggi e l’incontro con le culture altre, l’attenzione alla pratiche di cura restava alta e nei numerosi viaggi, alcuni di ricerca, ebbi modi di assistere, filmare e partecipare ad alcuni rituali in Nepal, Perù, Ecuador, Messico e Indonesia, quasi tutti attinenti alla pratiche di guarigione tradizionale, sempre cercando dentro di me una possibile integrazione con la psicologia.

Giunto a questo punto avevo la possibilità di coniugare i viaggi, la ricerca, la  (etno) psicologia e la mia passione per lo scrivere, che in alcune occasioni fruttuose si è tramutata in concreto in diversi scritti e supporti video, sempre condotti in ambito privato e personale.

Ho dedicato tempo e denaro a questo solo per la mia passione d’indagare, sperimentare e apprendere, spesso a disapprendere concetti e metodiche che in ambito extra-occidentale avevano poco senso.

Molti dei miei scritti sono stati pubblicati nel bollettino informativo della SISSC (Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza) con cui collaboro da molti anni, che rappresenta la realtà italiana di ricerca indipendente sugli stati di coscienza modificati, sullo sciamanesimo e sull’utilizzo della Piante Sacre nella Medicina tradizionale; altri sono in attesa di esserlo.

Nello stesso tempo ho lavorato per un’associazione che si occupa di minori con diversi progetti (laboratori nelle scuole, sostegno psicologico, attenzione al disagio, etc.) e che prende in considerazione la sempre maggiore necessaria integrazione del fenomeno migratorio nel tessuto sociale italiano.

Questo periodo mi ha dato moltissimo, soprattutto la possibilità di stare a contatto stretto con ragazzi e bambini di culture differenti e mi ha permesso di amare ancora di più le diversità, aumentando la mia passione per la professione d’aiuto e per la ricerca.

Ricerca che lentamente è venuta ad assumere i contorni di una ricerca personale, intima, dentro di me e che mi ha portato a volermi conoscere meglio e ad utilizzare per farlo differenti modalità.

La prima e più culturalmente attinente era la possibilità della terapia psicologica, così decisi d’intraprenderne una con orientamento psicodinamico, a cui poi ne seguì un’altra ad orientamento psicofisiologico psicocorporeo, che integrate mi hanno permesso di acquisire competenze professionali e soprattutto personali.

Sperimentando inoltre, fin dalla maggiore età, gli stati di coscienza modificati, sia in ambito moderno che tradizionale, ho sentito l’esigenza d’iniziare un percorso di formazione, seppur non ufficiale e accademico, che mi permettesse di sentire un diverso modo di apprendere, non più dai libri di testo o dalle lettura, ma direttamente dall’esperienza e dal contatto con la natura e gli elementi.

E’ così che da molti anni m’interesso e pratico un sentiero di vita che si rifà alle tradizioni native dell’America (Amazzonia, Messico e Nord-America); conosco (per averle praticate) la Capanna del Sudore (o Inipi) e la Ricerca della Visione e anche altri rituali non appartenenti alla cultura Lakota o Nord-americana; ho soggiornato più volte presso una comunità Shuar dell’Ecuador e partecipato ad una delle loro più importanti Cerimonie, il Natemamu.

Nel corso di questi anni di intensa pratica, formazione ed apprendistato con guaritori (curanderos) del sud-America ho ricevuto il permesso e l’appoggio per condurre Cerimonie e rituali come il Temazcal (Capanna Sudatoria) che integro con il mio lavoro di terapeuta.

Questo nuovo percorso tutt’ora non mi abbandona e dentro di me ormai convivono bene l’attenzione alla cultura da cui provengo, ai saperi di cui dispongo ed allo stesso modo alle possibilità insite nell’essere umano, di accedere a realtà diverse dall’ordinaria con lo scopo di ottenere guarigione e benessere in senso globale.

Da ognuna delle esperienza iniziatiche a cui ho partecipato e partecipo, cerco di produrre uno scritto con lo scopo di espormi in prima persona nel cammino che compio e soprattutto senza l’arroganza di pormi come rappresentante della cultura dominante quale non siamo.

Credo nella psicologia, quel tanto che basta nella psichiatria, molto negli approcci integrati che non scindono mente, corpo e spirito, nella medicina allopatica, seppur non ne condivido numerosi dictat, nella medicina narurale e credo nella possibilità che all’interno dell’essere umano, di ognuno, ci sia la risposta alla cura del disagio.

Credo nell’attenzione alla persona e nella possibilità che l’utilizzo di sistemi di cura alternativa e/o tradizionale sia fruttuoso anche per l’uomo occidentale, laddove non si ponga però con superiorità.

Oggi, a fianco alla sempre presente passione per i viaggi che spesso mi conduce a contatto con popolazioni in cui sono più che vive le tradizioni sciamaniche, c’è la passione per il mio lavoro di psicologo in cui convergono saperi classici e non e che  mantengo aperto all’introduzione di elementi rituali che attengono a tradizioni differenti da quella occidentale.

L’attenzione alle culture altre ed all’incontro tra psiche e cultura mi ha portato a lavorare al fianco di antropologi in progetti interculturali, aggiungendo crescita al mio bagaglio professionale e personale.

Dopo le ricerche svolte in Ecuador, Nepal e Perù, sento la necessità di proseguire nel cammino, che è principalmente della vita, cercando di conoscermi sempre meglio e cercando di trasmettere quello che sto apprendendo, integrando sempre saperi teorici e pratici e cercando di incontrare l’altro con lo spirito più aperto possibile.

Ben si integrano infatti, il lavoro personale e profondo nel cammino di vita, con il lavoro di cura cui mi dedico nell’attività privata e con i gruppi utilizzando metodiche attinenti a tradizioni diverse.

Nel corso della mia vita ho incontrato numerosi guaritori e terapeuti, nessun maestro, ma ho scoperto che la ricerca della propria guida può volgersi verso l’interno e allo stesso tempo allargarsi all’esterno abbracciando quando possibile la diversità, affinando la sensibilità oltre l’intenderla in modo consueto.