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Nonna Quercia

di Bebetta Campeti

Nonna Quercia

C’era una volta in val d’Orcia, una bellissima valle nella Toscana del Sud, una foresta di querce. Negli anni furono tagliate tutte, eccetto una, detta Quercia delle Checche per le gazze-checche in toscano-che fanno il nido fra i suoi rami. Era anche chiamata Quercia delle Streghe per i riti magici celebrati sotto la sua chioma. Oggi ha 370 anni. La storia è passata sotto i suoi rami e lei è ancora in piedi, matriarca maestosa che attira visitatori da vicino e lontano. Quando sono stata ispirata a dedicare l’edizione 2015 di Aurora Festival di Natura e Spirito all’Albero della Vita, è stato naturale pensare alla Quercia delle Checche.

Jonathan Horwitz, sciamano di grande esperienza e talento, mi ha consigliato di andare dalla Quercia delle Checche per chiederle aiuto e consiglio per il prossimo festival. Quando sono tornata in val d’Orcia ho scoperto che mentre ero via, a Ferragosto del 2014, la quercia aveva sofferto un terribile danno: una delle sue tre branche era stata spezzata da un gruppo di persone che ci si era arrampicato sopra. Anche se i suoi rami corrono paralleli al terreno, nessuno aveva mai pensato di proteggerla e questa pianta secolare non faceva nemmeno parte di una lista protetta di Alberi Monumentali.

Quest’uso improprio e questa mancanza di attenzione a un albero così unico mi ha fatto pensare che, oggi più che mai, lo scopo di Aurora Festival è risvegliare la coscienza perché ognuno di noi impari a prendersi cura in modo migliore di tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, che, come San Francesco ci ricorda nel Cantico delle Creature, sono la nostra famiglia.