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Il popolo degli alberi

di Bebetta Campeti

Il popolo degli alberi

Tanto tempo fa, in un paese lontano, ho scritto un racconto su una passeggiata con amici in un bosco del New England, in cui mi lamentavo di non sapere i nomi degli alberi. Ricordo la sensazione di sgomento che provavo, camminando alla cieca in un territorio estraneo: una straniera in una terra di cui non conosce lingua, usi e costumi. Uno sgomento senza nome, appunto. Fra tutti i milioni di parole che ho scritto nel frattempo, quella è l’unica storia che ho buttato- per questo forse è quella che ricordo con più rimpianto e nostalgia.

Sono passati quasi quarant’anni e qualcosa è cambiato. Non che la mia conoscenza dei nomi degli alberi abbia fatto molti passi avanti. Ma ho camminato in boschi e foreste in diversi continenti, e letto libri che parlano di quanto le piante siano intelligenti, oltre che indispensabili alla sopravvivenza del pianeta, e di come comunicano fra loro, e con la Terra, con precisione e tempismo, attraverso funghi e spore e altre particelle che portano messaggi avanti e indietro fra gli abitanti del fantastico mondo vegetale.

I nomi ancora mi sfuggono, nonostante tutti i libri di figure con le sagome delle foglie e delle chiome che ho consultato in questi lunghi anni. Non so distinguere un platano da un olmo, o da un ontano. Conosco solo gli alberi del mio giardino in Toscana, o quelli sotto cui mi sono seduta a meditare, per una sera o per una notte intera, durante il mio apprendistato. Ma quando cammino in un bosco, adesso, non mi sento più estranea.

Il popolo degli alberi mi è amico, ora lo sento. Timidi, umili, apparentemente muti e immobili, reagiscono con grande sensibilità quando noi umani siamo presenti a loro e cerchiamo di stabilire una connessione.

Effondono la loro forza gentile se li abbracci, alla ricerca di conforto e protezione. Se resti con la testa posata sul tronco, senti il fruscio della linfa salire e scendere lungo il fusto e mischiarsi al battito del sangue nelle tempie, il tuo corpo avvinghiato al loro, i piedi sulle radici che ti tengono aggrappata al terreno, conficcata fra terra e cielo.

Gli alberi del tuo giardino e le piante di casa crescono molto meglio se li aiuti dandogli la tua attenzione. E quelli del bosco, perlomeno i più ciarlieri fra loro, sono disposti, se sai come interrogarli con rispetto, a darti i loro preziosi consigli. Una volta, quando un simpatico melo selvatico mi ha parlato di come Trump sia una medicina amara per la Terra, perché mostra agli uomini il lato più oscuro del potere, gli ho chiesto come faceva lui a sapere queste cose. Lui mi ha risposto, noi alberi leggiamo le notizie dal cielo! Hanno anche il senso dell’umorismo. Con quell’aria di non parere, insomma, loro ne sanno una più del diavolo.

 

Piccola Bibliografia sugli Alberi

-Abbracciare gli alberi, di Giuseppe Barbera (Il Saggiatore)

-L’Italia è un bosco, di Tiziano Fratus (Laterza)

-Manuale del perfetto cercatore d’alberi, di Tiziano Fratus (Feltrinelli)

-I giganti silenziosi, di Tiziano Fratus (Bompiani)

-Verde Brillante, di Stefano Mancuso e Alessandra Viola (Giunti)