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Queen of the Night

Queen of the Night

Quella è stata la notte in cui è arrivata la mia prima canzone.

È successo durante un seminario di Seidr Sciamanico in Galles nella seconda settimana di maggio, tenuto da tre buone amiche, Christine Mark, Jane Shutt e Shenoah Taylor. Sono come me allieve di Annette Host, una maestra danese, co-fondatrice insieme a Jonathan Horwitz dello Scandinavian Center for Shamanic studies (shamanism.dk) —solo che io sono abbastanza una nuova arrivata, una cittadina nata e cresciuta, mediterranea e pigra, mollacciona, e le mie maestre, tre dolci ma toste Norne inglesi, praticano queste cose da vent’anni e più.

Venivo da Glastonbury dove ero stata in piedi per undici ore al giorno per una celebrazione di una settimana per la grande Dea Tara, girando e cantando sotto la guida di Jill Purce, insegnante di Healing Voice e maestra cerimoniale di un lignaggio Buddista Tibetano (jillpurce.com). Era stata una settimana indimenticabile, durante la festa pagana di Beltane, o Primo Maggio,condotta da una grande maestra, spiritosa e amorevole, per un grande gruppo di persone arrivate da tutto il mondo per quell’occasione. Quando sono arrivata alla minuscola stazione con una rotaia sola lungo il mare a Llwyngril, un nome che non sono mai riuscita a pronunciare, ero stremata. 

Frequentare due seminari spirituali di questo calibro l’uno dopo l’altro è un azzardo energetico- tutti i partecipanti al Red Tara Mandala a Glastonbury avevano spalancato gli occhi e commentato: “Oh! Sarai in grado di reggere?”. Quando dicevo che appena finito questo, avrei immediatamente iniziato un altro corso. Mi sentivo svuotata dalle grandi correnti di energia che erano state risvegliate dal Mandala e ribollivano agendo sui miei corpi sottili, e le lasciai fare quel che dovevano fare, lasciandomi portare dal flusso. Contrariamente alle  aspettative, in Galles non pioveva. Anzi, c’era un bel sole caldo come non c’era da molto tempo a Llwyngril. Alcuni giorni fuori nella natura, stesa accanto alle acque correnti del ruscello, parlando con le piante, ricevendo messaggi dai benevoli spiriti della riva, ascoltando le canzoni di Guryl, il gigante del fiume -un caro amico di Jane e Christine, che si sono trasferite in Galles a lavorano con gli spiriti della Terra-, sono stati sufficienti a riempirmi di un flusso di energia pulita e pura.

Sono andata, sola col mio sonaglio, la coperta e l’acqua, lungo la riva del fiume. Il sitting out doveva durare solo qualche ora, il tempo di un tramonto; per tornare, dovevamo aspettare l’arrivo dell’oscurità. Avevo già fatto un sitting out in Svezia l’estate precedente, lungo tutta la notte. Era stata un’esperienza molto forte, nella quale avevo sentito messaggi e avuto visioni del mondo degli spiriti solo grazie alla mia presenza, all’ascolto di ciò che c’è sempre ma di solito non notiamo, perché siamo troppo presi a viaggiare nelle nostre teste. Ma qui c’era il corpo, centrale in questo stare nella natura. Un corpo che finalmente odora, sente, ascolta il pulsare ritmico della terra. 

Dunque ero lì. Dopo un piacevole soggiorno sulla riva del fiume, incontrando gli spiriti, con cui ho cantato canzoni subito dimenticate, arriva il tempo di aspettare che arrivi il buio. Non veniva mai. Ero incredula davanti alla lentezza dei tramonti gallesi. C’eravamo quasi, ma non ancora. Un tempo blu, un tempo di struggimento, quando le sagome nere delle foglie ti tremano davanti contro un cielo indaco sopra una radiosità giallastra, persistente anche dopo la sparizione del sole. Dov’è il buio? chiedo ai miei alleati. Mi sento stanca, ho freddo e son bagnata, l’umidità sale dal fiume e devo ritirarmi sotto un albero da un lato, vicino al cancello nella staccionata di legno da cui l padrone delle pecore va a trovarle. Lui passa, con due cani che abbaiano, e saluta la donna straniera seduta sotto un albero. Io rispondo al saluto con la voce ferma. Zittisce i suoi cani e se ne va.

Una voce mi dice di chiamare il buio con un canto. Così lo faccio. Mi alzo, piego leggermente le ginocchia, pianto i piedi in terra. Respiro, agito il sonaglio, guardo nell’aria che trascolora, che diventa sottile nell’azzurro, guardo nel desiderio dell’estasi che cresce- così vado. Salto fuori dal corpo in un altro stato, di non mente, solo essere, ascoltare voci che mi attraversano senza che io lo sappia, che siano messaggi telepatici o le parole di una canzone che mi sgorgano di bocca. Un’esperienza, per una persona di solito stonata. Ma sono lì. Nella semi oscurità vedo la Regina della Notte farmi cenno, e penso a come il Flauto magico di Mozart la maltratta, come una strega lunare, ambivalente e temibile, contrariamente al saggio sacerdote solare Sarastro, campione di moralismo patriarcale. E sento il bisogno di glorificarla con una marcia solenne per accompagnare la sua entrata regale, finalmente la Regina della Notte arriva, adorna di uno scettro di luna e con un mantello tempestato di stelle.

Here she comes, the Queen of the Night, here she comes, the Queen of the Night, here she comes!
The moon is her scepter tonight, and the stars are her mantel tonight. Here she comes!
The Queen of the Night, here she comes, the Queen of the Night, here she comes!

Questa è una canzone per il Seidr, dicono gli spiriti. Questo è un regalo. Li ringrazio e torno a casa lungo la riva del fiume.